Londonde’s Weblog

Novembre 3, 2008

Baroni e piloti, privilegiati in rivolta

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«Antiproletari di tutta Italia, unitevi!». Questo è lo slogan appropriato per un certo tipo di proteste che ormai dilaga nella penisola. I privilegiati sventolano bandiere rivoluzionarie, dicono basta alle repressioni di cui si proclamano vittime, danno esempio di impeti ribelli tra l’attonito sgomento e silenzio degli umili con mille euro al mese. Su virtuali barricate campeggiano oggi i baroni universitari e i piloti dell’Alitalia.
Non che siano stati i primi a lanciare, dopo aver sbocconcellato qualche tartina al salmone, inni guerrieri. I magistrati, che per motivi non ben comprensibili – pur essendo per arruolamento, studi e mentalità, del tutto simili alla massa dei burocrati – godono di un trattamento economico e di uno status privilegiato, strillano sempre alla minaccia fascista. E si scagliano contro un ministro che addirittura vorrebbe verificare se lavorano. I boiardi dell’amministrazione – del tutto incapaci di renderla efficiente – si strappano le vesti se appena uno dei loro troppi privilegi viene scalfito, e se si arriva al punto di voler proporzionare la carriera al merito. Del resto categorie superprotette del «pubblico impiego», certe che il loro datore di lavoro non fallirà mai, hanno scioperato assai più intensamente dei metalmeccanici e dei tessili.
Con i docenti universitari e con il personale di volo dell’Alitalia siamo – almeno così mi sembra – a un punto di non ritorno, o quasi, di questa deriva elitarpopulista.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302961

Giugno 30, 2008

Il Paese dei misteri

Archiviato in: news usa — Tag:, , — londonde @ 5:35 pm

Alla fine tutto imploderà come il collasso di una stella. E i misteri d’Italia diventeranno uno soltanto: gigantesco, indicibile, totalizzante. Una sorta di totem italiano davanti al quale ammettere la nostra sconfitta di cittadini, di italiani e di uomini. E li rivedremo tutti, come in una apocalisse criminale e ambigua come in un girone dantesco delle vittime dei misteri: Salvatore Giuliano e Gaspare Pisciotta, Enrico Mattei e Wilma Montesi; ci sarà Michele Sindona, e poi Roberto Calvi, e Aldo Moro, e i morti di Bologna, e i morti di Piazza Fontana, e il commissario Calabresi. E l’elenco, troppo lungo, arriva fino a quella ragazzina con il nastrino in testa: quindici anni e una passione per la musica. Una famiglia semplice e umile. Si chiamava Emanuela Orlandi. Il papà scomparso nel 2004 era un dipendente del Vaticano. Lei una ragazzina come tante. Era nata il 14 gennaio del 1968, era astigmatica ma si vergognava di portare gli occhiali in pubblico, suonava il flauto, e il 22 giugno di venticinque anni fa, con ogni probabilità, sale su una Bmw verde tundra station wagon e scompare. Mai più trovata. Qualche ora prima telefona alla sorella più grande per dirle che le era stato offerto di promuovere prodotti di profumeria Avon, a un prezzo altissimo, 350 mila lire di allora, e non sapeva se accettare. La sorella le consiglia di lasciar perdere. Cosa succede, e cosa sappiamo di questa storia? Di fatto, niente. Non sappiamo neppure se Emanuela Orlandi è viva o morta.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76575

Quando l’ordine non è ferocia

Archiviato in: news usa — Tag:, , — londonde @ 5:34 pm

Alto, bianchi i pochi capelli, dritto come un fuso, Carlo Mosca, 62 anni, è stato nominato prefetto di Roma, in sostituzione di Achille Serra il 2 settembre del 2007. Esattamente due mesi dopo quella nomina, il primo di novembre, moriva per una violenza indicibile e assurda Giovanna Reggiani, seviziata da Nicolae Romulus Mailat, cittadino romeno che viveva in un campo rom abusivo a poca distanza dalla stazione di Tor di Quinto, teatro del delitto. A quell’epoca l’antica tolleranza dei romani era già stata scossa da un altro terribile fatto di cronaca. In un impeto di violenza generata da un diverbio in metropolitana la giovane prostituta romena Doina Matei aveva ucciso, conficcandole in un occhio la punta dell’ombrello, Vanessa Russo, una ragazza romana sua coetanea. Il prefetto, studioso e docente di diritto e procedura penale, nel mentre nell’opinione pubblica e nella politica monta il tema dell’emergenza sicurezza venata di sentimenti di intolleranza e di xenofobia, mantiene la barra dritta. «Roma – sostiene – ha tanti problemi ma l’emergenza è dove c’è il terrorismo, dove si combatte la criminalità organizzata, basta andare a Napoli o a Palermo». A Roma bisogna «essere rigorosi con i delinguenti», lui dice proprio così, con l’accento meridionale che forse risale ai tempi dell’accademia militare dell’Annunziatella dove si è formato. Colpire i delinquenti è dunque il suo leit motiv: nota, della delinquenza che viene da fuori, la sproporzione fra l’obiettivo che magari è rubare un portafogli – e la violenza inusitata usata per raggiungerlo.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76719

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