«Antiproletari di tutta Italia, unitevi!». Questo è lo slogan appropriato per un certo tipo di proteste che ormai dilaga nella penisola. I privilegiati sventolano bandiere rivoluzionarie, dicono basta alle repressioni di cui si proclamano vittime, danno esempio di impeti ribelli tra l’attonito sgomento e silenzio degli umili con mille euro al mese. Su virtuali barricate campeggiano oggi i baroni universitari e i piloti dell’Alitalia.
Non che siano stati i primi a lanciare, dopo aver sbocconcellato qualche tartina al salmone, inni guerrieri. I magistrati, che per motivi non ben comprensibili – pur essendo per arruolamento, studi e mentalità, del tutto simili alla massa dei burocrati – godono di un trattamento economico e di uno status privilegiato, strillano sempre alla minaccia fascista. E si scagliano contro un ministro che addirittura vorrebbe verificare se lavorano. I boiardi dell’amministrazione – del tutto incapaci di renderla efficiente – si strappano le vesti se appena uno dei loro troppi privilegi viene scalfito, e se si arriva al punto di voler proporzionare la carriera al merito. Del resto categorie superprotette del «pubblico impiego», certe che il loro datore di lavoro non fallirà mai, hanno scioperato assai più intensamente dei metalmeccanici e dei tessili.
Con i docenti universitari e con il personale di volo dell’Alitalia siamo – almeno così mi sembra – a un punto di non ritorno, o quasi, di questa deriva elitarpopulista.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302961