Giugno 27, 2008
Giugno 17, 2008
La Russa, avanti tutta. I soldati diventano tremila
Avanti tutta. Il ministro della Difesa La Russa, non contento della sua trovata di piazzare nelle città italiane 2500 soldati, ne ha aggiunti altri cinquecento. Salgono infatti a tremila i militari messi a disposizione del ministro dell’Interno nell’ambito del decreto sicurezza. E avranno anche più da fare: «Oltre ai compiti di perlustrazione e pattugliamento – ha spiegato La Russa dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Napolitano – svolgeranno sul modello di quanto fatto all’epoca dell’operazione Vespri siciliani, anche il sevizio di vigilanza a siti sensibili, consentendo di liberare forze di polizia sul territorio».Si tratterà soprattutto di carabinieri, ad esempio, precisa il ministro, «quelli impegnati nel turnover delle missioni militari all’estero». Tutto per farci sentire più sicuri, come, sostiene La Russa, vuole «oltre l’ottanta per cento» degli italiani. Come dichiarato dallo stesso La Russa, Napolitano gli «ha chiesto di sentire al massimo tutte le opinioni espresse su questa materia e di armonizzare il testo dell’emendamento con quello del decreto». Il ministro della Difesa è dunque ora in attesa delle valutazioni dei ministri ombra Fassino e Pinotti, ma forse gli basterebbe sentire le dichiarazioni dell’opposizione delle ultime ore. «Non è con la paura che si governa il Paese» lo ha avvertito il ministro-ombra dell’Interno Marco Minniti.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76350
Intercettazioni, via al ddl dal Consiglio dei ministri
Il consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sulle intercettazioni. Lo si apprende da fonti ministeriali. Secondo il ministro per le Politiche Ue, Andrea Ronchi, «il ministro Alfano ha fatto un ottimo lavoro». «Continua il lavoro fatto – ha aggiunto Ronchi – soprattutto con un grosso mastice culturale. Da qui si vede che le cose vanno con grande concordia». A quanto si apprende, il ddl è stato approvato senza subire modifiche. Saranno quindi autorizzati gli ascolti solo per reati che hanno il massimo della pena edittale dai dieci anni in su, ma saranno intercettabili anche i reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione. Resta quindi anche la previsione del carcere da uno a tre anni, commutabili in una sanzione, per chi pubblica conversazioni coperte da segreto. «Le misure annunciate dal governo in materia di intercettazione imbavagliano di fatto magistratura e libera stampa – dice Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci -. Con questo governo il Paese rischia di scivolare verso una china sempre più autoritaria. Siamo certi che l’Ue farà sentire la sua voce critica anche su questa delicata materia. Speriamo che almeno su questo punto l’unicum indistinto che anima l’attuale Parlamento italiano non rimanga ambiguo e nebuloso». «Oggi circa il 70 per cento delle indagini sulla criminalità organizzata si fonda sulle intercettazioni telefoniche – ha detto il sostituto procuratore della Dda di Palermo Antonio Ingoia- , qualsiasi limitazione nell’ambito dei reati è una minaccia all’efficienza di questo strumento investigativo».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76257
Il naufragio della politica
Quanti morti dovremo ancora contare nel Canale di Sicilia prima che il governo italiano capisca che la campagna elettorale è finita e che è arrivata l’ora di affrontare seriamente un tema epocale come quello delle migrazioni? Forse tanti, troppi ancora. E parliamo delle vittime conosciute, quelle che il mare del Canale di Sicilia restituisce, non delle centinaia e centinaia di morti dei «naufragi silenziosi» (così li chiama l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati), vittime che non hanno neppure diritto ad essere definite tali. I pescatori di Mazara del Vallo, di Porto Palo o della marineria di Lampedusa, ti raccontano dei cadaveri che si impigliano nelle reti, di pezzi di corpi pescati insieme ai pesci. È questo il lugubre scenario del Canale di Sicilia, un cimitero d’acqua. Partono dalla Tunisia e dalla Libia. Anche l’ultima terribile tragedia ci racconta che la carretta affondata nel mare tra l’Africa e l’Europa aveva lasciato gli ormeggi nel porto di Al Zwara. Una sorta di Tortuga senza legge nella mani dei nuovi pirati, gli scafisti, la mafia dei trafficanti di carne umana. Decine di reportage di giornalisti italiani, libri, e soprattutto informative dei nostri servizi segreti, hanno dimostrato che quel porto è terra di nessuno. Ed è singolare che tutto questo accada nella Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista (La Libia), uno stato di polizia, dove esercito e milizie del colonnello Gheddafi hanno un controllo ferreo del territorio.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76352
Petrolio a 138 dollari, Tir in agitazione anche in Italia. Scontri in Spagna
Il petrolio è arrivato mercoledì a 138 dollari a barile al Nymex e preoccupa la banche centrali, specialmente in Europa. Dopo i pescatori, ora è la volta di scioperi nel comparto dell’autotrasporto. Si annunciano anche in Italia, dove Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito-Fiap, denuncia i rischi derivanti dal fermo dei Tir, a partire dal 30 giugno. Intanto in Spagna è muro contro muro tra governo e camionisti nel terzo giorno di sciopero a oltranza contro il caro-gasolio. La tensione è salita quando un camionista che dormiva sul suo mezzo è stato ferito gravemente nell’incendio di cinque camion a Las Granadinas, nella regione di Valencia. Secondo quanto riferito dai media spagnoli, le prime indagini indicherebbero l’origine dolosa del fuoco. Nel vicino centro logistico di San Isidro, la Guardia civile è intervenuta per fermare un gruppo di scioperanti violenti, arrestandone cinque. Un altro camionista è stato ferito da un camion nei pressi di Alicante. Violenze si sono avute anche a Murcia, dove sono stati dati alle fiamme due camion, e nella provincia basca di Guipuzcoa, dove la polizia autonoma basca ha arrestato un membro di un picchetto di camionisti per aver aggredito un collega. Il governo di Madrid ha raggiunto un accordo con le principali organizzazioni degli autotrasportatori, ma questo non comprende la fissazione di una tariffa minima per il trasporto, rivendicazione principale delle due organizzazioni minoritarie in sciopero, Fenadismer e Confedetrans, che si sono ritirate dal tavolo negoziale dopo la morte del loro collega.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76200
Diabete: la terapia aggressiva a volte è pericolosa
Due studi, il primo condotto in Usa e in Canada, il secondo in Australia possono far capire perché alcuni pazienti con il diabete hanno una probabilità più alta di morire dopo un trattamento aggressivo e altri invece no. Guadagnare peso, l´uso di una combinazione di farmaci e forse anche abbassare troppo (e troppo velocemente) lo zucchero nel sangue sono alla base della morte precoce. I due studi sono stati pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76215